Family Blog

Siamo tutte famiglie bipolari

Accanto a me in treno, viaggia una famiglia. Il quattro, sul libro di scuola che la mamma estrae dalla borsa, mi dice che uno dei due figli fa la quarta. Pare irrequieto e ha un musetto furbo. L’altro sembra avere 4 o 5 anni, ha un occhietto bendato e si gira il ciuccio fra i denti come fosse un sigaro. La mamma si allontana e i due bimbi iniziano a picchiarsi sotto al tavolino. Il piccolo risponde ai calci del fratello lamentandosi rumorosamente e il padre parte con un pippone, ma va lungo e i bambini smettono presto di ascoltarlo. Prova con una minaccia così complessa che fatico a seguire e poi si rassegna “fate il ca**o che volete”. Il…

50 sfumature di rosa

“Amore, ti sei divertito coi capelli rosa al campo estivo?” “Sì, un sacco!”, mi dice col suo vocione da novenne, un pelo avanti con lo sviluppo. “Cosa ti hanno detto?” “Bah, qualcuno ha apprezzato, però mi hanno detto anche una decina di ‘gay’, due ‘frocio’ e otto ‘orrendo’. “ (Anche nel male riesce a fare il ragioniere). “Ma come, amore?”, cuore di mamma che collassa… “Sei fichissimo. E poi non ti eri divertito?” “Sì, sì, ma io mi sono divertito.” “E cosa hai risposto?” “A chi mi ha detto che ero gay sono solo andato via, agli ‘orrendo’ anche, mentre a “frocio” mamma, scusa, ma ho fatto il dito medio.” “Ma figurati se devi scusarti, e come mai?” “Perché non…

Conosco una bravissima mamma che…

Conosco una brava mamma che sta sempre con suo figlio, gioca con lui, gli insegna mille cose, e conosco una brava mamma che lascia i suoi bambini liberi di esplorare il mondo senza ansia mentre legge in buon libro. Conosco una brava mamma che ha mollato tutto per non dover vedere i suoi figli soltanto la sera, e conosco una brava mamma con un lavoro bellissimo che torna a casa tardi, a volte, ma è soddisfatta di se stessa e ha figli felici e fieri di lei. Conosco una brava mamma che ha un solo figlio, non ama il casino e si vuole dedicare completamente a lui, e conosco una brava mamma che ha tre bambine, un maschietto e sogna…

Cara mamma che devi ancora allattare

Questo post è dedicato a te che non hai ancora un figlio, a te che lo hai in grembo, a te che ne hai uno appena nato, e ti trovi in grande difficoltà con l’allattamento, e anche a te che non hai allattato, e sei ancora piena di quel senso di inadeguatezza che ti fa stare male. Questo post ve lo dedica una che per due volte ha provato, ha rinunciato e si è sentita una madre orribile per lungo tempo prima di rinsavire. Vorrei dirvi un paio di cose che penso ora che la mia seconda figlia ha 7 mesi e il mio primo 9 anni, e nessuno, volesse il cielo, mi chiederà più “perché” non li allatto al…

Venti, trenta, quaranta…

A vent’anni ti scoli di tutto senza limiti. Chupiti di vodka alla pesca, al melograno, al melone, alla limatura di zinco, all’olio di palma e alle scie chimiche, ciò che conta è la gradazione alcoolica. Giusto qualche minuto di sosta per stare male in bagno e poi si riprende con più sprint di prima con Aperol Soda, soda caustica e Idraulico Liquido. Insomma, l’importante è tazzare, sempre. A trent’anni conosci i tuoi limiti e hai appreso l’arte della moderazione. Ordini uno o al massimo due drink e mentre te li servono fai il figo e li degusti solo dopo averne scrutato ogni dettaglio osservando il bicchiere in controluce. Se ti chiedessero una recensione risponderesti con sapienza scientifica: colore intenso, limpidezza…

Prendo te, scelgo te, amo te

Ti prendo perché sei una maniaca del controllo, ma poi appendi il rotolo di carta igienica dal verso sbagliato. Ti scelgo perché preferisci i biscotti interi e mi lasci quelli già rotti sul fondo del sacchetto (ma non mi freghi, perché per me si inzuppano meglio). Ti amo perché hai la fissa per l’igiene e ti faresti il bagno nell’Amuchina, ma quando mi abbracci, affondi il viso nel mio petto anche se sono tutto sudato. Ti prendo perché sai essere forte come una leonessa, ma scappi a gambe levate quando ti si avvicina un’ape o un piccione. Ti scelgo perché anche se avevo una paura fottuta di fare un casino con la nostra storia, tu non hai mollato e hai…

Il mulino che volevo

Ho sempre desiderato una famiglia, fin da quando ero ragazzino, all’epoca in cui, complice la mia totale innocenza, mi prefiguravo l’idilliaca situazione da Mulino Bianco: una famiglia sempre allegra che faceva colazione in mezzo all’erba verde, mentre i bambini schiamazzavano felici coi loro sorrisi Durban’s e in abiti perfettamente stirati, senza l’ombra di una macchia addosso. Con in testa questa immagine avevo deciso che Maurizia, già sposata, con tatuaggi dappertutto e un carattere all’apparenza alterno fra la figlia di Satana e il demonio in persona, non facesse per me. Ma quando il diavolo ci mette lo zampino è dura opporsi e così mi sono ritrovato a convivere con le stranezze di una compagna che raccoglie dal sacchetto solo i biscotti…

Il Piccione

Non era la mia prima crisi matrimoniale. Nessuna crisi matrimoniale seria è mai la prima. Si smette di crederci poco alla volta, restando prima sull’uscio a guardare fuori da una fessura e cercando di prendere il coraggio in mano e agire. Io sono rimasta su quell’uscio per tanto tempo, ma poi, vedendo che in giro c’erano tante donne single deluse e schifate dagli uomini e prendendo atto di quanto poco le persone fossero predisposte a “dare”, sono sempre tornata sui miei passi. Forse, ho pensato più di una volta, il mio matrimonio non era così terribile, anzi, semmai ero io che volevo troppo e che facevo i capricci. (Sempre pronte a darci la colpa, noi donne…) Poi un giorno di…

Fallo per i tuoi figli, pensa a te

Quando stai per fare una cosa grossa come chiudere un matrimonio per stare con un’altra persona la gente si preoccupa soprattutto dei tuoi figli: «Non vale la pena cercare di sistemare le cose per Dario?». E tu non fai altro che ripeterti quella domanda nella testa, guardando quell’essere innocente e chiedendoti se gli rovinerai la vita, se crescerà senza credere nei rapporti, se ti odierà per sempre. Sono certa che molti con quella domanda in testa non si muovono mai e io li stimo, giuro. Non ho mai pensato di essere una brava madre, troppo egoista, troppo sfuggente, troppo nervosa. Infatti io l’ho fatto lo stesso, ci ho messo un po’, ho provato a sistemare le cose molte volte, ma…

Tutt’intorno a un puntino

«Vedete quel puntino lì al centro che si agita? È il cuore.» È più o meno così che ho visto per la prima volta mia figlia e ci sono rimasto quasi secco, con la mascella penzoloni, incredulo che a sole 7 settimane di esistenza effettiva (9 abbondanti, secondo il computo corretto) quel piccolo esserino di soli 28 millimetri avesse già delle sembianze umane ben riconoscibili e perfino un cuoricino che sfarfallava con un certo brio. Ricordo che da bambino, più o meno quando a scuola avevo imparato a calcolare raggio e circonferenza, avevo chiesto a mio padre: «Papà, come mai mi hai sempre detto che mi vuoi bene “tutt’intorno a un puntino”?» «In che senso?» «Beh, un puntino è piccolo,…

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