Love

Prendo te, scelgo te, amo te

Ti prendo perché sei una maniaca del controllo, ma poi appendi il rotolo di carta igienica dal verso sbagliato. Ti scelgo perché preferisci i biscotti interi e mi lasci quelli già rotti sul fondo del sacchetto (ma non mi freghi, perché per me si inzuppano meglio). Ti amo perché hai la fissa per l’igiene e ti faresti il bagno nell’Amuchina, ma quando mi abbracci, affondi il viso nel mio petto anche se sono tutto sudato. Ti prendo perché sai essere forte come una leonessa, ma scappi a gambe levate quando ti si avvicina un’ape o un piccione. Ti scelgo perché anche se avevo una paura fottuta di fare un casino con la nostra storia, tu non hai mollato e hai…

Il mulino che volevo

Ho sempre desiderato una famiglia, fin da quando ero ragazzino, all’epoca in cui, complice la mia totale innocenza, mi prefiguravo l’idilliaca situazione da Mulino Bianco: una famiglia sempre allegra che faceva colazione in mezzo all’erba verde, mentre i bambini schiamazzavano felici coi loro sorrisi Durban’s e in abiti perfettamente stirati, senza l’ombra di una macchia addosso. Con in testa questa immagine avevo deciso che Maurizia, già sposata, con tatuaggi dappertutto e un carattere all’apparenza alterno fra la figlia di Satana e il demonio in persona, non facesse per me. Ma quando il diavolo ci mette lo zampino è dura opporsi e così mi sono ritrovato a convivere con le stranezze di una compagna che raccoglie dal sacchetto solo i biscotti…

Il Piccione

Non era la mia prima crisi matrimoniale. Nessuna crisi matrimoniale seria è mai la prima. Si smette di crederci poco alla volta, restando prima sull’uscio a guardare fuori da una fessura e cercando di prendere il coraggio in mano e agire. Io sono rimasta su quell’uscio per tanto tempo, ma poi, vedendo che in giro c’erano tante donne single deluse e schifate dagli uomini e prendendo atto di quanto poco le persone fossero predisposte a “dare”, sono sempre tornata sui miei passi. Forse, ho pensato più di una volta, il mio matrimonio non era così terribile, anzi, semmai ero io che volevo troppo e che facevo i capricci. (Sempre pronte a darci la colpa, noi donne…) Poi un giorno di…

Tutt’intorno a un puntino

«Vedete quel puntino lì al centro che si agita? È il cuore.» È più o meno così che ho visto per la prima volta mia figlia e ci sono rimasto quasi secco, con la mascella penzoloni, incredulo che a sole 7 settimane di esistenza effettiva (9 abbondanti, secondo il computo corretto) quel piccolo esserino di soli 28 millimetri avesse già delle sembianze umane ben riconoscibili e perfino un cuoricino che sfarfallava con un certo brio. Ricordo che da bambino, più o meno quando a scuola avevo imparato a calcolare raggio e circonferenza, avevo chiesto a mio padre: «Papà, come mai mi hai sempre detto che mi vuoi bene “tutt’intorno a un puntino”?» «In che senso?» «Beh, un puntino è piccolo,…

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